Come abituare i neonati a dormire tranquilli: i vari metodi e le teorie più accreditate

Alcune delle domande che tormentano maggiormente i futuri genitori riguardano il sonno del bambino: dormirà? Piangerà tutta la notte? E noi dormiremo?

C’è molta letteratura a riguardo, libri scritti da consulenti familiari, pedagogisti, medici e psicologi; ci sono anche i famosi “rimedi della nonna”, consigli tramandati da generazioni che a volte risultano obsoleti, ma a volte sono una vera panacea.

Noi di Anex vogliamo darvi una infarinatura dei diversi metodi più accreditati, partendo dal presupposto che ogni famiglia deve seguire quello più adatto alle proprie esigenze e soprattutto quelle del proprio bambino.

Uno dei libri più letti e che ha fatto discutere è “Fate la nanna” del medico spagnolo Estivill che usa un metodo piuttosto duro, dichiarando che il bambino deve imparare ad addormentarsi da solo e che non bisogna accorrere ogni volta che piange. Il bambino non deve associare il sonno alla presenza dei genitori, ma agli elementi simbolici fornitigli, come una giostrina da guardare prima di addormentarsi, un pupazzo e anche il ciuccio se lo vuole, ma devono restare rigorosamente soli… se piangono? Non andate…se no il metodo fallisce! Segue il libro “A dormire” dove aggiorna e ritratta un po’ il suo metodo.  Diciamo che ad oggi per fortuna è stato dichiarato obsoleto, a volte crudele, comunque sicuramente superato.

La pedagogista Grazia Honegger Fresco, allieva di Maria Montessori, critica il libro di Estivill e nel suo “Facciamo la nanna”, propone un metodo dolce che asseconda i ritmi veglia/sonno del neonato, ma mette anche dei limiti, sottolineando che la cosa principale per far avere un buon sonno ad un bambino è fargli passare una bella giornata perché una giornata buona predispone a un buon sonno”.

Secondo la Honegger bisogna abituare i bambini al ritmo della veglia e del sonno attraverso alcuni accorgimenti come:

  • Creare un rituale della nanna: un bagno caldo, il mettere il pigiamino, il cantare una canzoncina o leggere una favola. Da ripetere tutti i giorni, prima di metterlo a nanna.
  • Fargli delle carezze dolci e rassicuranti sulla testa o sulla schiena se si sveglia di notte, per fargli sentire la vostra presenza, senza prenderlo in braccio, ma dandogli sicurezza.
  • Non iperstimolarlo di giorno, lasciargli i suoi spazi e i suoi momenti di veglia da solo, in modo che impari a conoscersi e a scoprirsi; i troppi stimoli possono renderlo nervoso e impedire, poi, un sonno tranquillo.

Un altro libro di fama internazionale è “Fai la nanna senza lacrime” dell’educatrice Elisabeth Pantley, che suggerisce un programma da seguire per almeno 2/3 settimane prima di vedere dei risultati; ma dichiara altresì che ogni bambino e ogni famiglia ha i propri ritmi e perciò questo programma dovrà essere analizzato e aggiustato a seconda delle proprie esigenze.

Alcuni dei suoi consigli sono:

  • Non farlo dormire sempre durante le poppate diurne, in modo che il bambino non associ l’atto del succhiare con quello del dormire
  • Imparare a riconoscere i segnali notturni del bambino e capire se derivano dalla fame o se sono dei normali “rumori del sonno” come li chiama l’esperta e che cessano dopo pochi minuti
  • Fargli capire la differenza tra luce (giorno) e buio (notte): facendolo dormire di giorno in culla ma con le finestre aperte, con rumori quotidiani come il telefono che squilla, la radio, le chiacchiere; mentre di notte, tenere le luci spente o soffuse, non accendere la televisione nella stanza del bambino e non parlare ad alta voce.

Per quel che riguarda il panorama italiano, invece, un libro di successo è stato quello della psicologa perinatale Alessandra Bortolotti “I cuccioli non dormono da soli” che non evidenzia un metodo, bensì fa una disanima dei nostri tempi, delle abitudini dei genitori e dei figli, dichiarando che seguire metodi e regole ha portato a non ascoltare i propri figli e i propri istinti

“Questo atteggiamento culturale – sostiene Bortolotti – impedisce ai genitori di mettersi in ascolto autentico del proprio bambino e della propria relazione con lui, non lascia spazio all’istinto materno e paterno, spinge mamme e papà a uniformarsi..”

Allattare fino oltre un anno di vita, dormire nella stessa stanza o anche nello stesso letto con il proprio bambino, non fa male… non esistono studi scientifici che dimostrino la validità di questo pregiudizio. Anzi vari studi collegano la “presenza e l’accudimento basato sul contatto” alla capacità di un bambino di sviluppare indipendenza e sicurezza.

Molti, perciò, i libri e i materiali dai quali prendere ispirazione per trovare il modo più adatto per affrontare i primi anni di vita dei propri bambini, ma tutti dichiarano una cosa… essere genitori è un cammino che va dal primo vagito e non finisce mai, e ognuno di noi saprà come esserlo se segue il proprio cuore.

 

 

 

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